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In punta di piedi
 
A LEZIONE DI INTEGRAZIONE
LEZIONE DI VITA

Ma chi sono tutti questi ragazzi che giornalmente incontriamo per le strade della nostra città? Da dove vengono? Perché hanno scelto proprio il nostro territorio? Dove vanno in sella alle loro biciclette? Dove dormono? Che cosa fanno?...Queste le domande che da un po’ di tempo stuzzicano le menti degli studenti dell’Istituto Tecnico Agrario “Odone Belluzzi” di Brindisi. Domande a cui Giovanna, docente dell’istituto, ha voluto dare delle risposte: per capire, per educare ad un’accoglienza consapevole e costruttiva. Risposte che spera aiuteranno lei, i suoi studenti, i colleghi ad allontanarsi dai luoghi comuni, dai pregiudizi e da quel senso di paura che l’ignoranza troppo spesso genera.

E allora si decide che l’assemblea d’istituto del 31 marzo sarà dedicata ad un incontro con questi “stranieri in terra straniera”. Non resta che passare alla fase organizzativa: Giovanna si ricorda del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo di Restinco e quindi propone di invitare all’assemblea alcuni dei ragazzi attualmente ospiti nel centro. Ci racconta da dove e come nasce quest’idea, e insieme al direttore e all’equipe di mediazione del centro fissiamo i dettagli del progetto. Ora non resta che coinvolgere gli ospiti del centro: Yusuf, Amin, Tunkay, Kawan, ragazzi curdi ed afgani, che come tanti sono in attesa dell’audizione da cui dipenderà il loro prossimo futuro. Una Commissione Territoriale deciderà se avranno diritto allo status di rifugiato oppure no. Un attesa che spesso li rende pensierosi, dubbiosi, a volte tristi, ma anche aperti a tutte quelle possibilità di conoscere meglio il territorio che li ospita e le persone che, anche loro, incontrano giornalmente per le strade di Brindisi. Un’attesa che diventa possibilità di crescita attraverso la conoscenza dell’altro, di una cultura e di una lingua altra; una necessità di integrazione per ricominciare ad inventarsi una vita, per tessere le fila di progetti futuri. E’ con entusiasmo che si dichiarano pronti a testimoniare e a condividere il loro vissuto: un passato da cui fuggono, un presente complicato ed un futuro ancora incerto. Una voce che possa fare chiarezza sulle loro reali intenzioni, che possa aiutare gli studenti a conoscere e a riflettere sulle dinamiche che hanno generato queste migrazioni “forzate”. Queste anche le intenzioni in seno al progetto che abbiamo condiviso con l’istituto tecnico: relazionarsi con culture e persone “diverse”; attivare un processo di immedesimazione come vicolo di conoscenza dell’altro e come indagine sulle sue emozioni e sensazioni; stimolare gli studenti all’ascolto partecipato come elemento fondamentale nella conoscenza reciproca e al dialogo interculturale; chiarire ed informare circa lo status del richiedente asilo. Siamo pronti per andare a scuola, solo dopo aver chiamato anche Ibrahim però: Ibrahim è un ragazzo del Mali, che come tutti gli ospiti che sono transitati nel nostro centro è arrivato in Italia con la speranza di un riscatto sociale, morale, economico. E’ quasi un anno che Ibrahim ha lasciato il centro, dopo che la prima audizione in Commissione non ha avuto esito positivo. Oggi vive a Brindisi, in attesa che un tribunale possa riconsiderare la sua richiesta di protezione internazionale e dargli una seconda possibilità per ottenere lo status di rifugiato. Abbiamo pensato di invitare anche lui perché anche se non è più un ospite del CARA continua a collaborare con noi in ambito cittadino, tra convegni e incontri, feste ed eventi, per promuovere un’integrazione costruttiva.

L’assemblea d’istituto comincia alle nove del mattino e subito è Ibrahim a prendere la parola, forse perché già abituato a parlare in pubblico, forse perché più pratico della lingua italiana. I nostri ospiti infatti sono ancora un po’ timidi, preferiscono aspettare che si rompa il ghiaccio, anche se in fondo le parole non sono così importanti, una volta comprese le intenzioni. E così è fin da subito! Basta guardare gli studenti negli occhi per capire che la magia è stata compiuta. Nell’aula magna risuonano storie di paesi esotici, continenti lontani, culture diverse. Echeggiano parole di solidarietà senza falsi buonismi, perché oggi non siamo qui per giudicare o per portare delle verità assolute: oggi siamo a scuola per una lezione di vita.

Terminato il dibattito si aprono le danze: mano agli strumenti i ragazzi brindisini intonano una serie di pizziche tipiche danze popolari salentine, e tutti si mettono a ballare, a tenere il ritmo ed a cantare…il linguaggio universale della musica ancora una volta fa centro e Yusuf, Amin, Tunkay che fino ad allora erano restati in silenzio si fanno avanti e un passo dopo l’altro presentano il loro ballo tradizionale curdo, e poi quello afgano, e poi di nuovo pizzica, e poi ancora musica, note, passi, sorrisi. E’ arrivata l’ora di salutarsi, e ancora pieni di entusiasmo tutti gli studenti si avvicinano chiedendo di rimanere in contatto con noi, per non lasciare che quest’incontro rimanga fine a se stesso, per poter fare qualcosa in più. E allora ci lasciamo tra occhi lucidi e numeri di cellulare, con la leggerezza di una mattinata tra coetanei e la consapevolezza che le diversità hanno parlato per tutti, e che la ricchezza risiede nell’ascolto, nel confronto e nello scambio.

Deborah Lonero

Mediatrice linguistico-culturale del Centro di Restinco (Brindisi)




 
DIFFERENZE ETNICHE E RELIGIOSE
DIFFERENZE ETNICHE E RELIGIOSE:
In occasione del convegno organizzato dai Giovani Democratici di Francavilla Fontana, il 30/12/2009 dalle 18.30 alle 21.00 presso il Salone del Convento S. Maria della Croce (ex refettorio), la d.ssa Irene Milone, Presidente del Consorzio Nuvola; l'avv. Nicola Lonoce, Direttore del Centro per Immigrati Restinco - Brindisi; alcuni operatori ed ospiti del Centro di Accoglienza Restinco; porteranno la loro testimonianza sui temi dell'immigrazione, dell'accoglienza e dell'integrazione.    
 
CASTING SPOT LABORATORIO URBANO


                                      
 
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